Addio a Google +

Come tutti coloro che  hanno un account Google +, anch'io ho ricevuto la mail ufficiale che avvisa della chiusura del servizio. L'annuncio di addio suona così: "Il tuo account Google + personale sarà disattivato il 2 aprile 2019". La mail, che immagino sia una circolare identica per tutte le persone interessate, è datata 3 febbraio 2019 e contiene anche una serie di link ed informazioni utili per prepararsi allo "sfratto": dalle istruzioni sul come fare il download dei propri dati personali e del materiale caricato in rete attraverso la piattaforma social, al rimando ad un forum per le domande frequenti. 

Cosa verrà disattivato esattamente? La versione "consumer" di G+ sarà eliminata: vale a dire l'abito o se preferite l'avatar o l'identità che avevamo creato per interagire sulla piattaforma social. In realtà in molti , incentivati da Google a farlo, abbiamo utilizzato quell'abito anche per postare ed interagire attraverso la piattaforma "Blogger" e questo potrebbe far perdere una parte di materiale  fino ad oggi considerato nostro e quindi anche prezioso, se non altro nel valore affettivo. Google infatti avvisa che se abbiamo utilizzato G+ per lasciare commenti su siti o blog, tutti questi commenti verranno rimossi a partire dal 2 aprile 2019. Anche se questo aspetto non è specificato con chiarezza, sembra non si tratti soltanto dei commenti lasciati nelle community di G+ ma proprio di tutti i commenti ed interventi fatti con l'abito di scena della identità virtuale creata in G+ .

Restano attive tutte le altre funzionalità di Google, inclusa la gmail, resta attivo Blogger e per le persone che sono interessate ad attività di tipo commerciale e/o promozionale per il proprio lavoro, pare che si prepari la possibilità di disporre di una piattaforma di comunicazione simile a G+ ma gestita diversamente con modalità e finalità evidentemente differenti. Per quanto mi riguarda questa è la seconda esperienza che che affronto di chiusura di una piattaforma social che utilizzo: la prima esperienza è stata la chiusura di oknotizie, il social di Virgilio. Si trattava in quel caso per me anche della prima esperienza in assoluto di comunicazione online: ingoiati nel buco nero della rimozione post, commenti ed identità virtuale creata a suo tempo.

La scelta di rimozione è sempre legata ad un qualche problema, ma probabilmente e soprattutto ad un ridotto rendimento economico della piattaforma, insufficiente a mantenere in piedi tutto il personale necessario a garantirne il corretto funzionamento. Leggendo un po' in giro, ho appreso che molte fonti di stampa attribuiscono la chiusura di Google + a disfunzioni, cosiddetti "bug", che in date successive hanno esposto i dati personali di tantissimi utenti, cosa che inizialmente Google ha tenuto del tutto riservata per preservare la propria immagine: a marzo dello scorso anno un bug del genere ha esposto i dati di 500.000 utenti di G+ così che si è dovuto correre ai ripari iniziando un lavoro di verifica, il "Project strobe",  condotto dallo stesso Google e centrato sulla protezione dei dati degli utenti. Il risultato poco confortante è stato che è difficile creare una piattaforma che sia al contempo soddisfacente per gli utenti e sicura sotto il profilo della protezione dei dati, sicché la soluzione prospettata fin dallo scorso 8 ottobre, è stata appunto quella di chiudere il social per i consumatori. La decisione, a quanto se ne dice, è stata ulteriormente accelerata dal reiterarsi del problema. 

Inizialmente la chiusura della piattaforma era stata prevista per agosto 2019, ma lo scorso dicembre è stato stabilito di anticiparla ad aprile per la scoperta di un nuovo bug che riguarda le applicazioni cosiddette API (Application Programming Interface) cioè quelle App che consentono di accedere con l'account G+ ad altri siti o piattaforme: in pratica i dati degli utenti sarebbero stati esposti a terzi grazie all'utilizzo di questi strumenti. I dati esposti sono essenzialmente quelli anagrafici e gli indirizzi mail, ma  risulterebbero comunque tutelati altri dati sensibili come quelli finanziari, le password e le conversazioni private.

Al momento è possibile scaricare i propri dati dalla pagina appositamente creata da Google, Google Account. La scelta è anche motivata dalle nuove normative relative alla tutela della privacy in base alle quali gli utenti che hanno visti esposti i propri dati potrebbero chiedere cospicui risarcimenti: tutto in conformità al GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, che è datato 2016, ma la cui applicazione decorrerà a partire dal 25 maggio 2018.  Da questo punto di vista c'è da ritenere che Google sia stato abbastanza lungimirante: non abbiamo nessun motivo di credere, infatti, che altre piattaforme social di più ampio utilizzo e maggiore rendimento siano invulnerabili, ma probabilmente non vengono chiuse proprio per un diverso bilancio costi-benefici (dove alla voce benefici dovremmo leggere entrate). 





Commenti

  1. Nelle scorse settimane anch'io ho fatto diversi post sul tema, mi auguro soltanto un rilancio dei blog.
    Saluti a presto.

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    1. Alla fine per noi che scriviamo sulla piattaforma google è come se ci avessero tolto la piazza e l'unico modo di comunicare è bussare alle porte di casa nei rispettivi blog: non è detto che finisca per essere un male...

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  2. Ricevuta anch'io ovviamente. Che fare? Non condividerò più su g+ i miei post. Pacew!
    Mi spiace però perdere amicizie virtuali ma per ora non ho ancora preso una decisione definitiva au un altro social. Vedrò dove si indirizzeranno gli amici e poi faròuna scelta. O magari resterò solo su blogger. Chissà!

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    1. Ci pensavo Patricia: intanto credo che sia necessario iscriversi alla newsletter dei blog che si vogliono seguire, ne parlavo stamattina con un altro blogger. Nessuno di noi vuole essere una voce nel deserto... e poi bisognerebbe pensare ad un sito o un luogo di condivisione, ma la vedo un po' dura questa: occorrerebbero competenze informatiche ed investimenti, ma non so... comunque vedremo. Un abbraccio carissima, buona notte.

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